L'opera salesiana


La comunità salesiana di Monte Oliveto continua la sua opera di formazione dei figli di don Bosco e si dedica con operosità alla missione nella sua Parrocchia dedicata al Santo Spirito, con una particolare cura per i giovani grazie all’Oratorio “Piergiorgio Frassati”. La nostra attività ha come unico scopo la promozione di una esplicita azione di evangelizzazione e di educazione in stile salesiano, verso tutti i nostri destinatari: i novizi, i giovani, le famiglie e i fedeli della Parrocchia. Insieme ai Cooperatori Salesianici dedichiamo alla cura dell’iniziazione cristiana dei nostri giovani, del cammino delle nostre famiglie, delle opere caritative tra i più poveri e dell’assistenza di chi ha più bisogno. E’ in questo contesto che possiamo garantire ai novizi una Comunità accogliente, operosa e orante, una Comunità formativa che possa guidare questi giovani a pronunciare il loro “sì” alla vocazione ricevuta dal Signore Gesù.

 

L’Opera Salesiana di Monte Oliveto venne inaugurata nel 1915... e prima?

storica

  • L’edificio deve le sue fondamenta ai Padri Gesuiti, i quali nel 1728 decisero di erigere una casa per Esercizi Spirituali sulla sommità di quel colle che sin dal XIII secolo era conosciuto come “Monte Oliveto”. Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù (1773), Re Vittorio Amedeo III, concedeva la proprietà di questo edificio dapprima alla Congregazione della Carità e poi a privati cittadini, ovviamente molto facoltosi. Furono questi ultimi che adattarono l'austerità dell'edificio alle necessità di una famiglia di alto livello sociale, lasciando in eredità ai futuri inquilini un parco molto  curato e ricco di alberi di vario genere.

  • All'inizio del XX secolo la proprietà passò ai Padri Certosini Francesi, i quali erano stati espulsi a mano armata dalla loro grande Certosa, ma non arrivarono per restare molto: dopo solo un anno si trasferirono a Lucca e rimisero in vendita terreno ed edificio.

  • 1915. Ed è in questo momento che fanno il loro ingresso sulla scena i Salesiani: memori di un caro episodio secondo il quale don Bosco (al quale era molto cara la città di Pinerolo), durante un suo soggiorno in questa città, avesse detto guardando verso questo colle: “Oh come è bello e incantevole quel monticello, con quel magnifico fabbricato! Come sarebbe adatto per un collegio salesiano!”. Il 22 luglio di quell’anno arrivarono a Pinerolo i primi tre salesiani, per iniziare i lavori di adattamento e di arredamento della Villa destinata originariamente a Noviziato.

LA GRANDE GUERRA

Proprio mentre ci si preparava per la sistemazione della casa alle esigenze del noviziato, scoppiò in tutta Europa il dramma della Grande Guerra e con essa si fece sempre più forte il pericolo per la gioventù abbandonataIn particolar modo molti ragazzi rimasero senza padre, morto in guerra. Per far fronte a questa esigenza fu giocoforza per i salesiani cambiare i propri piani e dar vita nella casa di Pinerolo ad un istituto per orfani di guerra. L'Istituto portò soccorso a circa cento ragazzi ogni anno per circa quindici anni, superando numerose difficoltà economiche e burocratiche. Alcuni anni dopo il termine della Guerra però, la necessità di soccorrere orfani venne sempre meno per ovvi motivi, si poté quindi tornare a pensare all'origine scopo della casa di Monte Oliveto.

noviziato

 

NOVIZIATO SALESIANO

Fu così che il 5 agosto 1930 fu promulgato il Decreto della Santa Sede da parte del Rettor Maggiore, don Filippo Rinaldi. Il primo maestro fu don Luigi Terrone e il numero dei primi novizi fu di 48. Ovviamente i novizi arrivavano dalla sola Ispettoria Subalpina. Con il passare degli anni si decise di rendere unico il noviziato nel Piemonte e poi anche del resto dell'Italia settentrionale e centrale. Negli anni '90 poi, furono accolti anche novizi da altre nazioni, come l'Ucraina, l'Austria, la Germania, ecc.

Durante questi anni (1933) venne costruita la Cappella del Sacro Cuore. E' tradizione della Società Salesiana infatti, dedicare le Cappelle delle case di formazione al Sacro Cuore di Gesù, ricordando il grande amore che don Bosco Gli portava e la grande fatica che il nostro santo fece per diffonderne la devozione (basti pensare alle enormi difficoltà affrontate per la costruzione della Chiesa del Sacro Cuore a Roma).

 

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