Beato Alberto Marvelli, atleta dello spirito e ingegnere della carità

“Sento che siamo fatti per il cielo. Voglio impegnarmi, voglio purificarmi, santificarmi per poter dire al più presto: Signore, sono pronto, fai di me ciò che vuoi”.

Splendido esempio di giovane professionista, di laico impegnato nell’apostolato e nella costruzione di un mondo migliore anche come politico, in un’Italia che subiva gli ultimi contraccolpi della devastante Seconda Guerra Mondiale.


Nacque a Ferrara il 21 marzo 1918, ma fu Rimini che divenne il centro della sua opera e della sua vita, dopo che l’agiata famiglia, di solida formazione cattolica, vi si era trasferita nel 1930. 

Fin dall’adolescenza ebbe un potente desiderio della santità, concepito non solo come bisogno della sua anima, ma anche come mezzo indispensabile per cooperare alla salvezza del prossimo.Oltre l’opera di formazione morale ricevuta nell’ambiente familiare, a Rimini si aggiunse quella dell’Oratorio Salesiano e specialmente dell’Azione Cattolica, nelle cui fila ed organizzazione fece le prime esperienze di apostolato. 

Si laureò nel 1941 in ingegneria all’Università di Bologna e lavorò per alcuni mesi presso la FIAT di Torino, nello stesso anno in pieno periodo di guerra, fu chiamato a prestare il servizio militare prima a Trieste e poi a Treviso; congedato nel settembre 1944, ritornò a Rimini, dove fu coinvolto nelle vicende drammatiche della città, devastata dalla guerra non ancora finita. 
Al termine del conflitto mondiale, si dedicò con slancio alla ricostruzione morale e materiale della città; ebbe vari incarichi, come direttore dell’Ufficio Alloggi, Assessore Comunale, ingegnere del Genio Civile, membro della direzione cittadina della Democrazia Cristiana; tutto ciò gli diede una visibilità pubblica, facendolo diventare necessario per tutti. 
In campo diocesano, nel 1945 entrò a far parte della Società Operai del Getsemani, di cui fondò a Rimini un reparto; ebbe l’incarico di Presidente dei Laureati Cattolici. 
Le eccezionali doti che Alberto Marvelli possedeva, umane e spirituali, vissute con genuinità, sincerità e naturalezza, esercitavano un fascino su tutti, di qualunque idea politica o sociale fossero. Ed è con sorpresa che si constata come con la sua giovane età e alla luce del breve periodo della sua esistenza, abbia potuto svolgere un’attività così vasta e intensa in svariati campi. 
Nell’apostolato profuse il suo particolare carisma, tramite i contatti personali, i discorsi, le lezioni, le conferenze; animò tante iniziative di carità e di assistenza sociale; fu membro delle Conferenze di S. Vincenzo con predilezione verso i poveri ed abbandonati. 
Istituì per questi bisognosi, anche la ‘Messa del povero’ a cui seguiva la domenica, un pranzo sereno che serviva lui stesso. La forza che animava tanto dinamismo, era l’amore di Dio, alimentato con l’assidua preghiera e con la comunione quotidiana; nel suo ‘Diario’ stampato dopo la sua morte, si possono verificare le tappe di questo costante e progressivo maturare nella vita interiore, fino ad arrivare alle vette dei mistici; fra l’altro scriveva: ”Gesù mi invita a salire, ad ascendere. Ho un desiderio intenso di farmi santo attraverso la vita che il Signore mi riserva”. 
Si dedicò generosamente nell’Italia del dopoguerra, all’attività politica ispirata ai principi cristiani, riscuotendo rispetto e stima dagli stessi avversari, si candidò nella lista della Democrazia Cristiana per l’elezione della prima Amministrazione Comunale, ma il Signore dispose diversamente. 
Il 5 ottobre 1946, mentre si recava a tenere l’ultimo comizio, fu investito da un autoveicolo militare, morendo poche ore dopo a soli 28 anni, fra il compianto generale della rinata Italia e della diletta Rimini. 
La figura di Alberto Marvelli si staglia come un autentico precursore del Concilio Vaticano II, riguardo il ruolo nella Chiesa e nella società, dell’apostolato dei laici. 
Papa Giovanni Paolo II il 29 agosto 1982, lo additò alle migliaia di giovani convenuti a Rimini per il “Meeting dell’amicizia”, come modello da seguire per la gioventù cattolica. 
La causa per la sua beatificazione fu introdotta il 1° marzo 1968, e la salma traslata dal cimitero nella chiesa di S. Agostino. Il 22 marzo 1986 è stato promulgato il decreto sulle virtù e dato il titolo di venerabile.
E' stato beatificato da Papa Giovanni II il 5 settembre 2004 a Loreto.

Antonio Borrelli

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